Licenziamento illegittimo: le tutele per il lavoratore

Licenziamento Illegittimo: nullo, viziato proceduralmente, annullabile

Il licenziamento è l’atto con il quale il datore di lavoro recede unilateralmente dal contratto di lavoro con un suo dipendente. La libertà di licenziamento è sottoposta a limitazioni, tenuto anche conto che il lavoratore è ritenuto la parte debole del contratto di lavoro. Ed infatti, la libertà di licenziamento, viene limitata sia sul piano sostanziale (delimitando i casi in cui il licenziamento è consentito alla ricorrenza di una “giusta causa”, ovvero di un “giustificato motivo soggettivo o oggettivo”) che su quello formale (subordinandone la validità al rispetto di determinate forme e procedure).

Qualora il lavoratore ritenga il licenziamento illegittimo può impugnarlo – in forma scritta – entro 60 giorni dalla sua comunicazione o dalla comunicazione dei motivi, se avvenuta posteriormente.

 

A seconda del vizio, formale o sostanziale che lo contraddistingue il licenziamento potrà risultare nullo, viziato proceduralmente, annullabile.

 

1. Licenziamento Nullo

 

È il caso del licenziamento:

  • discriminatorio, per ragioni di credo politico o religioso; sesso; lingua; religione; razza; handicap; basato sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali (D.lgs 216/03 attuativo della direttiva 2000/78 Cee);
  • comunicato in forma orale (per essere valido deve essere comunicato al lavoratore in forma scritta ai sensi dell’art. 2, co. 2° L. n. 108/1990);
  • per causa di matrimonio;
  • alla lavoratrice madre.

 

Tutele per il lavoratore

È confermata la “Tutela Reale”, anche a seguito dell’introduzione della disciplina del c.d. “contratto di lavoro a tutele crescenti” introdotta con il Jobs Act  per i rapporti di lavoro instaurati dopo il 07 marzo 2015.

Al lavoratore spetta:

  • reintegra sul posto di lavoro (oppure, a scelta del lavoratore una indennità pari a 15 mensilità non soggetta a contribuzione);
    + indennità risarcitoria pari alla retribuzione dal licenziamento alla reintegra (con un minimo di 5 mensilità);
    + versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal licenziamento alla reintegra.

Tale disciplina si applica anche ai rapporti di lavoro instaurati precedentemente al 07 marzo 2015.

 

2. Licenziamento affetto da vizi formali e/o procedurali

 

E’ il caso del licenziamento:

  • intimato in violazione del requisito della motivazione del licenziamento (La motivazione può non essere data immediatamente dal datore; in tal caso il lavoratore può chiederla entro 15 giorni dalla comunicazione del licenziamento e il datore sarà così obbligato a fornire le cause entro 7 giorni dalla richiesta)
  • in violazione della procedura prevista dall’art. 7 dello Statuto dei lavoratori.

 

Tutele per il lavoratore

Per i rapporti di lavoro instaurati dopo il 07 marzo 2015:

  • indennità pari a 1 mensilità per ogni anno di lavoro (con un minimo di 2 mensilità e un massimo di 12), non soggetta a contribuzione e che si dimezza (da 1 a max 6) ove il datore di lavoro abbia meno di 16 dipendenti.

Per i rapporti di lavoro instaurati prima del 07 marzo 2015:

  • indennità risarcitoria compresa tra un minimo di 6 e un massimo di 12 mensilità (ove le dimensioni aziendali raggiungano il numero di 16 dipendenti);
  • indennità risarcitoria compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 6 mensilità (ove le dimensioni aziendali non raggiungano il numero di 16 dipendenti).

 

3. Licenziamento annullabile

 

È il caso del licenziamento privo di giusta causa e/o giustificato motivo soggettivo e/o oggettivo.

 

Tutele per il lavoratore

Per i rapporti di lavoro instaurati dopo il 07 marzo 2015:

  • indennità pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio (con un minimo di 4 e un massimo di 24) non soggetta a contribuzione, (ove le dimensioni aziendali raggiungano il numero di 16 dipendenti);
  • indennità pari a 1 mensilità per ogni anno di servizio (ove le dimensioni aziendali non raggiungano il numero di 16 dipendenti).

Per i rapporti di lavoro instaurati prima del 07 marzo 2015:

  • indennità risarcitoria compresa tra un minimo di 12 e un massimo di 24 mensilità secondo valutazione discrezionale del giudice (ove le dimensioni aziendali raggiungano il numero di 16 dipendenti);
  • indennità risarcitoria compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 6 mensilità secondo valutazione discrezionale del giudice (ove le dimensioni aziendali non raggiungano il numero di 16 dipendenti). L’indennità varierà all’interno del range a seconda dell’anzianità di lavoro, del comportamento delle parti e delle dimensioni dell’azienda.

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